Vaccino contro il melanoma: cosa cambia davvero (e cosa puoi fare oggi)

Dermatologa che esamina la pelle di una paziente

«Laura, hai visto? Hanno fatto un vaccino contro il melanoma. Vuol dire che adesso non dobbiamo più preoccuparci?»

Me lo ha scritto Paola ieri, via WhatsApp. Cinquantasei anni, pelle chiara, tanti anni di sole alle spalle. E come lei me lo hanno chiesto in tanti.

La notizia è reale e è importante: Moderna e Merck hanno presentato i risultati di uno studio clinico su oltre 1.100 pazienti per un vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma, sviluppato in combinazione con l’immunoterapia pembrolizumab (Keytruda). Lo studio è stato pubblicato su The Lancet, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo. I risultati mostrano una riduzione significativa del rischio di recidiva rispetto alla sola immunoterapia.

È una svolta della ricerca. Ma non è una risposta alla domanda di Paola.

Perché il vaccino non è ancora disponibile, richiederà anni di approvazione regolatoria, e è progettato per chi ha già avuto un melanoma — non per prevenirlo da zero. La prevenzione, quella che può fare ognuna di noi oggi, è un’altra cosa. Ed è ancora la più potente che abbiamo.

Cos’è il melanoma, detto chiaramente

Il melanoma è un tumore che nasce dai melanociti, le cellule che producono la melanina: il pigmento che dà colore alla pelle e che si attiva quando siamo al sole. Non è il tumore della pelle più frequente, ma è il più aggressivo. Se scoperto tardi, può diffondersi ad altri organi.

Se scoperto presto, invece, la prognosi è molto buona.

Ed è qui che sta tutto: il melanoma è spesso visibile. Nasce sulla pelle, che possiamo guardare. E questa è una fortuna rara, in oncologia.

Secondo i dati dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), in Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 14.000 nuovi casi di melanoma. La tendenza è in crescita, soprattutto nelle fasce di età under 50. La causa principale? L’esposizione ai raggi UV: sole e lettini abbronzanti.

Il sole lascia segni che non si vedono subito

Rossana. Cinquantaquattro anni, pelle chiara, capelli tendenti al rosso. Mi ha detto: «Io non mi scotto mai, non prendo sole in modo esagerato.» Ma aveva usato lettini abbronzanti per anni, dai vent’anni in poi. «Era il modo per andare in vacanza già abbronzata,» mi spiegava.

Il problema dei raggi UV è che il danno è cumulativo. Non arriva tutto insieme, non si avverte subito. Ogni esposizione, anche lontana nel tempo, anche quella di trent’anni fa, si somma. Il DNA delle cellule della pelle accumula piccoli errori nel corso degli anni. Quando gli errori diventano troppi, può nascere un tumore.

E il bello — se così si può dire — è che possiamo rallentare questo processo ogni giorno. Con qualcosa di semplice, già disponibile, già dimostrato: la protezione solare.

SPF 30 come minimo, ogni giorno, tutto l’anno. Non solo in spiaggia. Non solo quando c’è il sole forte. Sul viso, in particolare, dove la pelle è sottile e l’esposizione è quotidiana. Se ti sei chiesta perché le macchie compaiono sul viso e non altrove, parte della risposta è proprio questa: è la zona più esposta, la meno protetta.

Come ti ho spiegato nell’articolo sulle macchie solari sul viso, il sole lascia tracce che si vedono tardi. A volte anni dopo.

La regola ABCDE: come controlli un neo davvero

Questa regola la insegnano i dermatologi, ma vale la pena impararla a memoria.

Quando guardi un neo — o qualunque macchia sulla pelle che non ricordi di avere da sempre — chiediti:

  • A — Asimmetria: le due metà sono diverse? Non è perfettamente rotondo o ovale?
  • B — Bordi: i bordi sono irregolari, sfumati, dentellati invece di netti?
  • C — Colore: ci sono più tonalità nello stesso neo? Zone più scure o più chiare?
  • D — Dimensioni: supera i 6 millimetri (grosso modo come la gomma di una matita)?
  • E — Evoluzione: è cambiato negli ultimi mesi, in qualsiasi modo? Ha cambiato colore, forma, fa prurito, sanguina?
Donna si esamina un neo allo specchio
Foto: RDNE Stock project · Pexels

Uno o più di questi elementi non vuol dire che sia necessariamente qualcosa di grave. Vuol dire che va mostrato a un dermatologo, e presto. Non dopo l’estate. Non quando hai voglia. Presto.

Cosa faccio io quando lavoro sulla pelle di una cliente

Non sono una dermatologa. Non diagnostico, non valuto nei, non è il mio campo e non sarebbe corretto farlo. Lo dico subito, senza ambiguità.

Ma qui in istituto andiamo a lavorare sulla pelle in modo ravvicinato, ogni giorno. E quando vedo qualcosa di insolito — una zona con un colore che non ricordavo, una macchiolina nuova in un punto strano, qualcosa che nella visita precedente non c’era — lo dico. Sempre.

Non faccio allarmismo. Non spavento. Dico: «Qui c’è qualcosa di nuovo rispetto all’ultima volta, quando puoi parlane con il dermatologo.» E basta.

Mi ha telefonato una cliente due anni fa, dopo una di quelle frasi. Era andata dal dermatologo, le avevano trovato un neo in fase iniziale, era stata operata. Oggi sta bene. Non so se il mio commento abbia fatto la differenza, forse sarebbe andata comunque. Ma sono contenta di averlo detto.

Per quanto riguarda la protezione solare, invece, quello è davvero il mio campo: scegliere il filtro giusto per la tua pelle, capire come applicarlo sul viso senza effetti indesiderati, integrarlo in una routine che regga davvero tutto l’anno. Lo facciamo insieme nel percorso benessere, se vuoi.

Le domande che mi avete fatto questa settimana

Il vaccino di Moderna sarà disponibile a breve?
No, non nel breve periodo. I risultati pubblicati su The Lancet sono molto incoraggianti, ma il vaccino è ancora in fase di sperimentazione clinica e non è approvato per uso commerciale. I percorsi di approvazione regolatoria (EMA in Europa) richiedono anni di ulteriori verifiche. Chi vuole seguire gli aggiornamenti scientifici può consultare il sito dell’AIRC o dell’Istituto Superiore di Sanità.
Come faccio a sapere se devo andare dal dermatologo?
La risposta sincera: se hai dubbi, vai. La visita dermatologica è rapida, indolore, e può farti stare in pace per un anno. Se un neo ha anche solo uno dei criteri ABCDE che ho descritto sopra, o se è cambiato in qualsiasi modo negli ultimi mesi, non aspettare. I dermatologi usano la dermoscopia, un esame con uno strumento ottico, che in pochi minuti dà informazioni che l’occhio nudo non vede.
Ho la pelle scura: devo comunque usare la protezione solare?
Sì. La melanina offre una protezione naturale superiore rispetto alla pelle chiara, ma non è una protezione assoluta. Il melanoma colpisce anche le pelli scure, e spesso viene diagnosticato in fase più avanzata perché sia il paziente che il medico lo sottovalutano. La protezione solare è raccomandata per tutti.
I lettini abbronzanti sono davvero così pericolosi?
Sì. L’Organizzazione Mondiale della Sanità li classifica come cancerogeni certi per l’uomo (Gruppo 1). Emettono raggi UVA in concentrazioni molto più alte del sole naturale. Se li hai usati in passato, non puoi annullare il danno — ma puoi smettere adesso e proteggere la pelle da qui in avanti.

Fonti

Scrivimi qui: wa.me/3908741950632

Ti ascolto, poi ti dico io da dove partire — e se è il momento di prendere un appuntamento dal dermatologo.

— Laura


Fior di Loto — Campobasso
Metodo Rinascita · Consulenza · Trattamenti · Prodotti
0874 1950632 · @fiordiloto.cb

Immagine di Laura Ruta

Laura Ruta

Estetista e titolare di Fior di Loto, il centro estetico aperto a Campobasso nel 2017. Ideatrice del Metodo Rinascita, accompagna le donne dai 45 anni in su a ritrovare leggerezza e fiducia nel proprio corpo.

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