Mercoledì scorso, ore undici. Simona è arrivata da Fior di Loto con una mano appoggiata al collo e quella camminata un po’ rigida che riconosco subito: spalle alte, testa che fatica a girarsi di lato, mascella stretta.
«Ho la cervicale da mesi» mi dice. «Pensavo passasse da sola.»
Trentasei anni, lavora in smart working da tre anni. Le ho chiesto dove sente la tensione. «Qui» ha risposto, indicando tutta la zona dal collo alle spalle. «E spesso anche la testa, dietro.»
Non è la prima Simona che vedo. E non sarà l’ultima. Lo stress si deposita lì, nel collo e nelle spalle, più di qualunque altro posto. Il corpo tiene quello che la mente non riesce a scaricare.
La cervicale non nasce dallo stress. Nasce da come teniamo il corpo quando siamo sotto stress
Quando sei tesa, la mascella si stringe, le spalle si alzano, la testa va un po’ avanti rispetto alle spalle. Succede in automatico, senza che te ne accorga. E se stai seduta ore al computer in quella postura, i muscoli imparano a restare così. Il trapezio, i muscoli del collo, la zona alla base del cranio. Nomi tecnici per dire: quella zona che ti fa girare la testa, tenere gli occhi dritti su uno schermo, reggere il peso della giornata.
Quando quei muscoli restano contratti troppo a lungo, smettono di rilasciarsi da soli. Non è pigrizia del corpo. È un meccanismo di difesa che va in cortocircuito, e che si aggrava ogni volta che lo stress riparte.
Cosa succede in cabina quando arrivi con le spalle alle orecchie
Appena Simona si è sdraiata sul lettino, ho cominciato come faccio sempre: prima ascolto il corpo. Le ho appoggiato le mani sul trapezio e ho aspettato qualche secondo. Il muscolo era duro come un sasso. Capita spesso: le clienti non se ne rendono conto finché qualcuno non le tocca davvero.
Il massaggio decontratturante è diverso dal rilassante: lavora più in profondità, su muscoli specifici, con pressione graduata e manovre mirate. Non è sgradevole, ma si sente che lavora. È la differenza tra stendere la superficie e andare a sciogliere quello che sta sotto.
Andiamo a lavorare prima sul trapezio, poi lungo il collo su entrambi i lati, poi la zona occipitale, quella alla base del cranio dove spesso si concentra il mal di testa da tensione. Le mani sciolgono il muscolo lentamente, millimetro per millimetro. A volte sento un cedimento sotto le dita. Non è un segnale negativo: è il muscolo che si sblocca, che rinuncia a tenere duro.
Simona, a metà seduta, ha tirato un sospiro lungo. Di solito il corpo comincia a fidarsi verso la fine. Lei era già nella seconda metà.
Decontratturante o rilassante: non è la stessa cosa
Me lo chiedono spesso, e capisco la confusione. Anche tu, magari, hai prenotato un rilassante pensando che andasse bene per lo stress da scrivania. In parte sì: il massaggio rilassante lavora sulla circolazione superficiale, allenta la tensione generale, ti fa uscire dall’istituto con una bella sensazione di leggerezza. Ma se il muscolo è cronicamente contratto, il giorno dopo ti svegli ancora con il collo rigido.
Il decontratturante va più a fondo. Usa pressioni sostenute, lavora su fasce muscolari precise, insiste sui punti dove il muscolo è più accorciato e indurito. Può essere più intenso — il consiglio che posso darti è quello di dirmelo subito se la pressione ti risulta troppa: adatto sempre in base a quello che il tuo corpo accetta in quel momento. Non esiste una soglia giusta per tutte.
Come ti racconto più nel dettaglio nella pagina del programma Zero Dolori, la scelta dipende da cosa senti, non solo da quanti anni hai o quanto ti sembra grave.
Quante volte farlo per sentire davvero la differenza
Dipende.
Se la tensione è recente — una settimana di lavoro pesante, un periodo di stress intenso ma circoscritto — due o tre sedute ravvicinate sono spesso sufficienti per sciogliere quello che si è accumulato. Il corpo è abbastanza reattivo, risponde bene quando il problema non è ancora radicato.
Se invece la cervicale è quella che non passa mai, la tensione sempre lì ancoe di mattina al risveglio, ci vuole più costanza. Non perché il massaggio non funzioni: il muscolo ha imparato a stare così, e imparargli qualcosa di diverso richiede più passaggi. Di solito costruiamo insieme un percorso su misura, con sedute più frequenti all’inizio e più diradate man mano che il corpo si stabilizza.
Qui in istituto seguiamo a volte anche con il linfodrenaggio manuale quando la tensione porta con sé pesantezza alla testa o gonfiore al viso: sono trattamenti diversi che si completano bene.
Quello che puoi fare a casa tra una seduta e l’altra
Intanto, muovi il collo. Aspetta, dico meglio: non è ginnastica da fisioterapista, sono movimenti lenti e completi. Gira la testa da un lato, poi dall’altro. Porta l’orecchio verso la spalla, dolcemente, senza strappi. Tre minuti al mattino. Il muscolo decontratturato in cabina tende a tornare contratto se poi resta immobile tutto il giorno — il movimento lo aiuta a restare morbido.
Poi c’è la postura davanti allo schermo. Il collo va avanti quando il monitor è troppo basso. Se puoi portarlo all’altezza degli occhi, fallo: è una di quelle cose banali che fanno davvero la differenza sul lungo periodo.
Per quanto riguarda il calore — borsa dell’acqua calda, cerotto termico — aiuta sul momento ma non scioglie il muscolo: agisce sulla sensazione, non sulla causa. Usalo pure, ma non conta come alternativa al trattamento.
Se vuoi capire da dove partire, i massaggi che facciamo da Fior di Loto li trovi tutti qui: guarda, poi mi scrivi e ti dico io quale fa per te.
Domande che mi fanno spesso
Il massaggio decontratturante fa male?
Può essere più intenso di un rilassante, ma non deve essere doloroso. Quando premo su un punto contratto puoi sentire una pressione forte — è il muscolo che si difende. Se risulta davvero insopportabile, te lo chiedo e alleggerisco subito. Il lavoro deve essere sostenuto, non qualcosa da sopportare stringendo i denti.
Posso fare il massaggio decontratturante se ho un’ernia cervicale?
Sì, ma dimmelo prima. Con patologie diagnosticate lavoro diversamente: manovre più leggere, zone da evitare. Non è una preclusione assoluta, ma il trattamento va adattato. Meglio dirmi tutto all’inizio così partiamo nel modo giusto.
Quante sedute servono per la cervicale cronica?
Di solito iniziamo con quattro o cinque sedute ravvicinate, poi valutiamo insieme come risponde il corpo. Non esiste un numero fisso valido per tutti: dipende da quanto è radicata la tensione e da cosa fai ogni giorno.
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Ti ascolto, poi ti dico io il massaggio più adatto a quello che senti tu.
— Laura
Fior di Loto — Campobasso
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