«Laura, non è il peso. È che allo specchio non mi trovo più.»
Me l’ha detto Giovanna a marzo, con il cappotto ancora addosso, prima di passare in cabina. Cinquantaquattro anni, due figli grandi, otto ore al giorno dietro una scrivania. Era venuta per un massaggio e in dieci minuti stavamo parlando di tutt’altro.
Le ho chiesto una cosa sola: quanto pesi? Sessantuno chili. Gli stessi di tre anni prima.
E allora il problema non era il numero.
Si può pesare uguale e non riconoscersi più
Te lo dico chiaro, perché è la cosa che sento più spesso qui in istituto: intorno alla menopausa il corpo non aggiunge soltanto, sposta. Il punto vita si ammorbidisce, la pancia diventa il posto dove tutto si raccoglie, le gambe a volte si asciugano mentre il giro vita fa il contrario. La bilancia può restare ferma per mesi e intanto la gonna che portavi a Natale non chiude più. Non sei tu che ti stai immaginando le cose. È che il peso misura quanto pesi, non come sei fatta: due donne dello stesso peso hanno forme diverse, e la stessa donna a distanza di tre anni può avere lo stesso numero e un corpo distribuito in un altro modo.
Poi c’è la massa magra, cioè il muscolo, che se non le diamo un motivo per restare cala piano e in silenzio. E il muscolo è quello che tiene su la forma. Meno muscolo e stessa bilancia significa, molto semplicemente, un corpo più morbido a parità di numero.
Per quanto riguarda la pelle, il discorso è un altro ancora
La pelle in questa fase diventa più sottile e trattiene meno acqua. Tira dopo la doccia, il fondotinta si siede nelle pieghe entro mezzogiorno, e il tono, cioè quella capacità dei tessuti di tornare al loro posto quando li pizzichi, si fa più pigro.
Ma non è che la tua pelle si è rovinata. Ha cambiato bisogni. La crema che andava benissimo a quarant’anni oggi non è sbagliata: è insufficiente, che è diverso. Di questo ho scritto in modo più pratico parlando di mancanza di tono, e il consiglio che posso darti è di partire da lì prima di comprare l’ennesimo vasetto.
Quello che chiedo prima ancora di guardarti il corpo
Giovanna si aspettava che le dicessi «facciamo dieci sedute di questo». Invece ci siamo sedute e le ho fatto delle domande.
Come dormi. Cosa ti dà fastidio quando ti vesti, e in quale punto esatto. Cosa hai già provato e perché l’hai mollato. Da quanto tempo non ti guardi allo specchio senza cercare un difetto. Sono domande che sembrano lontane dall’estetica e invece sono il mestiere: due donne con la stessa pancia hanno storie diverse dietro, e quella pancia va trattata in due modi diversi.
La consulenza da Fior di Loto dura un’ora e costa 87 euro, e non la regalo perché non è una vetrina: è la prima seduta di lavoro vero. Dentro ci sono l’ascolto, la valutazione e un trattamento, con la spazzola corpo che porti a casa. Da lì si capisce se serve andare a lavorare sui liquidi, sul tono, sulle abitudini, o su tutte e tre le cose con ordine.
Le tre cose da cui faccio partire quasi tutte
Non sono segreti. Sono le fondamenta, e senza quelle qualunque trattamento rende la metà.
- Un movimento che non sia una punizione. Venti minuti di camminata al giorno fatti davvero valgono più di un abbonamento in palestra usato tre volte a febbraio.
- Acqua e pasti a orari umani. Il gonfiore della sera si combatte bevendo, non smettendo di bere, e saltare il pranzo per «recuperare» è il modo più veloce per arrivare alle nove affamata.
- La costanza dei gesti a casa. Crema la sera, spazzolatura al mattino, tre volte a settimana. Cinque minuti, non un secondo lavoro.
Mi segui? Nessuna di queste tre cose è spettacolare. Ma è quello che fa la differenza tra un percorso che tiene e un entusiasmo che dura tre settimane.
Sei settimane dopo
Giovanna oggi pesa cinquantanove chili e otto. Poco meno di prima: se guardiamo solo il numero, quasi niente.
Però la gonna chiude, la sera la pancia non è più quella cosa dura che le dava fastidio quando si sedeva, e le caviglie non si segnano più con il calzino. Soprattutto, e questa è la parte che mi interessa di più, si è ricomprata un vestito. Non uno di due taglie in meno: uno della sua taglia, che prima non si sarebbe messa.
Non tutte fanno la stessa strada e non prometto a nessuna il risultato di un’altra: il corpo di ognuna risponde a modo suo, e chi ti garantisce numeri precisi ti sta vendendo qualcosa. Quello che posso dirti è come lavoriamo, e lo trovi spiegato per intero nella pagina del Metodo Rinascita. Se invece ti fa bene leggere storie di donne vere prima di decidere, ne ho raccolte diverse tra le storie di percorsi di chi si è affidata a me.
Le domande che mi fanno più spesso
Perché la bilancia non scende anche se mi vedo meglio?
Perché forma e peso non vanno di pari passo. Quando i tessuti si drenano e il muscolo tiene, puoi vederti più asciutta con lo stesso numero sotto i piedi. Il consiglio che posso darti è di pesarti al massimo una volta a settimana e di guardare piuttosto come ti stanno i vestiti.
È tutta colpa della menopausa?
No, e sarebbe comodo dirlo. La menopausa cambia le carte in tavola, ma dentro ci sono anche il sonno, lo stress, quanto ti muovi e quanto ti fermi. Per questo si parte dall’ascolto e non da un pacchetto uguale per tutte.
Quanto tempo ci vuole per vedere qualcosa?
Le prime sensazioni, gambe più leggere e pancia meno tesa la sera, arrivano di solito nelle prime due o tre sedute. Il cambiamento nelle forme è più lento e chiede continuità: si ragiona in settimane, non in giorni.
Devo per forza mettermi a dieta?
Io non faccio diete e non è il mio mestiere. Se serve un percorso alimentare, ti indirizzo a chi lo fa di professione. Qui in istituto andiamo a lavorare sui tessuti, sul drenaggio e sulle abitudini quotidiane.
Se ti sei riconosciuta in Giovanna, il primo passo non è scegliere un trattamento. È raccontarmi cosa senti cambiato.
→ Scrivimi qui: wa.me/3908741950632
Ti ascolto, poi ti dico io da dove conviene partire per tornare a riconoscerti allo specchio.
— Laura
Fior di Loto — Campobasso
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