Macchie rosse sulla pelle in menopausa: cosa sono davvero e cosa puoi fare

Donna in piedi accanto a una finestra, in una stanza luminosa

«Laura, ma è possibile che a cinquant’anni mi sia venuta la pelle sensibile?»

Me lo chiedono spesso, e quasi sempre con un po’ di stupore, perché è una cosa che non ti aspetti: hai passato la vita con una pelle che sopportava tutto, e adesso basta una crema nuova o una giornata di vento e ti si accendono le guance.

Non sei diventata sensibile all’improvviso, e non hai sbagliato niente. Quello che è cambiato è la pelle, e con essa il modo in cui i vasi sanguigni che ci stanno sotto rispondono a quello che le succede intorno.

Prima cosa: non sono tutte la stessa cosa

Questo è il punto da cui parte tutto, e nessuna me lo chiede mai perché sembra ovvio che “macchia rossa” voglia dire una cosa sola. In realtà, sotto quel nome, ci finiscono almeno tre fenomeni molto diversi, che si trattano in modi molto diversi.

Per quanto riguarda il rossore che va e viene. Compare in pochi minuti, ti prende le guance, il collo, a volte il décolleté, e poi se ne va. Arriva con il caldo, con una bevanda bollente, con una discussione, con una vampata. È una vasodilatazione temporanea: i capillari si allargano per far passare più sangue e disperdere calore, e quando la situazione rientra si richiudono. Questa non è una macchia, è un evento.

Per quanto riguarda il rossore che invece resta. Qui i capillari, a forza di allargarsi e richiudersi, hanno perso elasticità e non tornano più del tutto al loro calibro. Il risultato è un rossore diffuso e stabile su guance e naso, a volte con piccole venuzze visibili a occhio. È quella che chiamiamo couperose. Non compare da un giorno all’altro: si costruisce negli anni, e la menopausa spesso è il momento in cui diventa evidente.

Per quanto riguarda i puntini piccoli e netti, di un rosso vivo, in rilievo, grandi come una capocchia di spillo, soprattutto sul tronco e sulle braccia. Quelli hanno un altro nome e un’altra storia: sono angiomi rubino, piccole formazioni vascolari benigne che compaiono con l’età e che con la menopausa non c’entrano granché. Non fanno male, non sono un segnale di qualcosa, e non si tolgono con le creme.

Tre cose diverse. E se le tratti tutte allo stesso modo, nella migliore delle ipotesi non succede niente.

C’è un modo semplice per cominciare a distinguerle da sola, e non serve nulla. La prossima volta che ti accendi, guarda l’orologio e riguardati il viso dopo venti minuti, in un ambiente fresco e tranquillo. Se il rossore è andato via o si è molto attenuato, stai guardando un evento passeggero. Se invece è lì uguale, e c’è anche la mattina appena sveglia, prima di qualunque cosa, allora hai a che fare con qualcosa di stabile. È una distinzione grossolana, ma è già più di quello che si capisce leggendo dieci articoli.

Perché la menopausa entra in questa storia

Gli estrogeni non si occupano soltanto del ciclo. Partecipano anche al mantenimento del collagene e all’elasticità delle pareti dei vasi. Quando calano, succedono due cose insieme.

La pelle si assottiglia, perché produce meno collagene. Diventando più sottile, lascia intravedere di più quello che le sta sotto, capillari compresi. Un rossore che dieci anni fa era nascosto oggi si vede, senza che sia peggiorato davvero.

E poi ci sono le vampate. Ogni vampata è una vasodilatazione, e sono tante, e si ripetono per mesi. È un allenamento che i capillari non avevano chiesto, e col tempo alcuni restano un po’ più larghi di prima. È per questo che gestire le vampate non è soltanto una questione di comfort: è anche uno dei modi più sensati di proteggere la pelle del viso.

C’è infine la barriera cutanea, cioè lo strato più superficiale che trattiene l’acqua e tiene fuori quello che irrita. In questa fase si indebolisce, e una barriera indebolita reagisce a cose che prima tolleravi benissimo. È la stessa barriera che regola anche l’odore della pelle, ed è il motivo per cui molte donne notano le due cose nello stesso periodo. È lo stesso meccanismo per cui in autunno la pelle si secca molto più di quanto ti aspetteresti, e per cui la pelle secca in menopausa non è solo una faccenda di stagione.

L’errore che fa peggiorare tutto

La pelle arrossata sembra sporca. Sembra che vada pulita meglio.

Così partono lo scrub due volte a settimana, la spugnetta, il detergente che “sgrassa”, i prodotti pensati per la pelle impura, magari qualche acido comprato online perché in una recensione funzionava. Sono tutte cose che tolgono alla barriera quel poco che le resta, e una barriera più sottile significa più rossore. Si scende una scala, un gradino alla volta, convinte di salirla.

Il secondo errore è più silenzioso: coprire e basta. Il correttore verde neutralizza il rosso ed è un ottimo trucco, ma resta un trucco. Sotto, la situazione continua per conto suo.

Come si lavora davvero

Il consiglio che posso darti è quello di togliere, prima di aggiungere.

Acqua tiepida, mai calda, e un detergente delicato senza schiuma aggressiva. Niente scrub meccanici e niente spugne ruvide sul viso arrossato: se hai bisogno di rinnovare la pelle esistono strade molto più gentili, ma vanno scelte guardando la pelle, non leggendo un’etichetta.

La protezione solare è la cosa che conta di più, e conta tutto l’anno, non solo in spiaggia. Il sole è il fattore che peggiora la couperose più di ogni altro, e agisce anche d’inverno e anche in città. Se dovessi tenere un solo prodotto di tutta la routine, terrei quello.

Per quanto riguarda gli sbalzi di temperatura, valgono le stesse attenzioni delle vampate: docce bollenti, sauna, il viso davanti al forno aperto, il passaggio brusco dal freddo al caldo. Anche il calore delle bevande molto calde e, per alcune donne, l’alcol e i cibi molto piccanti possono accendere il rossore. Non è una regola uguale per tutte, e non sto parlando di rinunce: il consiglio che posso darti è di osservare per un paio di settimane quando il tuo viso si accende, perché i tuoi fattori scatenanti li scopri tu, non li trovi scritti da nessuna parte.

Sui cosmetici vale il principio che ripeto sempre: non ti servono tanti prodotti, ti servono quelli giusti per te. Su una pelle reattiva, pochi passaggi e texture semplici lavorano meglio di una routine da otto prodotti. E occhio all’alcol e ai profumi nelle liste degli ingredienti, che su una barriera fragile si fanno sentire.

Per quanto riguarda il trucco, coprire si può e non c’è niente di male: il punto è come. Un fondotinta molto coprente e occlusivo tenuto tutto il giorno su una pelle che già fatica a respirare non aiuta, mentre una texture leggera stesa con le dita tiepide lavora bene e si toglie con meno fatica la sera. E la sera struccati sempre, anche quando sei stanca morta, perché è il momento in cui la pelle ripara e le serve essere libera di farlo.

Infine, idratare. Una pelle ben idratata ha una barriera più solida, e una barriera più solida reagisce meno. Vale per la couperose come vale per la perdita di tono di questi anni: è sempre la stessa pelle, e risponde sempre alle stesse attenzioni.

Quando invece serve un medico, non un’estetista

Te lo dico chiaramente, perché è importante e perché so bene dove finisce il mio campo.

Se sul rossore compaiono piccole pustole, se c’è bruciore vero, se la pelle tira e brucia al punto da darti fastidio durante la giornata, potrebbe trattarsi di rosacea, che è una condizione dermatologica e si affronta con un dermatologo. Io posso accompagnare la pelle e scegliere con te cosa usarci sopra, ma la diagnosi non è una cosa mia.

Lo stesso vale per le macchie che si desquamano, che prudono molto, che cambiano forma o che non passano: lì si entra nel territorio delle dermatiti e degli eczemi, e va guardato da chi di mestiere fa quello. E se un angioma rubino cambia colore, cresce o sanguina, falla vedere: sono benigni, ma un controllo è sempre la scelta tranquilla.

Non te lo dico per spaventarti. Te lo dico perché mi capita di incontrare donne che hanno passato due anni a comprare creme per una cosa che si risolveva in una visita.

Da dove si comincia

Qui in istituto la prima cosa che andiamo a fare è capire di quale dei tre rossori stiamo parlando, perché è quello che decide tutto il resto. Poi guardiamo cosa stai usando adesso, e quasi sempre la prima mossa è togliere due o tre cose, non aggiungerne una nuova.

Da lì andiamo a costruire una routine sostenibile, che tenga conto anche di tutto il resto che sta succedendo in questa fase. È il senso del mio Metodo Rinascita: non guardare un inestetismo alla volta, ma la donna che ho davanti.

Se vuoi capire da dove partire, puoi vedere come funziona la consulenza oppure scrivermi e raccontarmi cosa vedi allo specchio la mattina.

E la prossima volta che ti siedi da me, non scusarti per il tuo viso. Guardiamolo insieme e vediamo cosa gli serve.

Immagine di Laura Ruta

Laura Ruta

Estetista e titolare di Fior di Loto, il centro estetico aperto a Campobasso nel 2017. Ideatrice del Metodo Rinascita, accompagna le donne dai 45 anni in su a ritrovare leggerezza e fiducia nel proprio corpo.

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