Pelle secca in menopausa: perché succede tutto l’anno e cosa cambia davvero

Dettaglio di crema idratante applicata sulla pelle del collo

Le gambe. Quasi sempre cominciano a parlarmene dalle gambe.

Del viso mi dicono che tira, e quello se lo aspettano. Ma il discorso vero arriva dopo, quasi sempre di striscio, mentre si rivestono: «Laura, e poi ho le gambe che prudono la sera. Mi gratto senza accorgermene». Stinchi che si sbiancano se ci passi un’unghia, braccia ruvide, una pelle che dopo la doccia sembra tirare fino al giorno dopo.

Il fatto è che della pelle secca in menopausa si parla come se fosse una faccenda di viso e di stagione. In realtà riguarda tutto il corpo, e non aspetta l’inverno.

Secca o disidratata? Non sono sinonimi

Questa distinzione sembra una pignoleria da addetti ai lavori, e invece è il motivo per cui tantissime donne comprano il prodotto sbagliato per anni.

Una pelle secca è una pelle a cui mancano i grassi. Produce poco sebo, e senza quella componente grassa non riesce a trattenere l’acqua che ha dentro: evapora e se ne va.

Una pelle disidratata è una pelle a cui manca l’acqua, e può capitare a chiunque, anche a chi ha la pelle grassa. Si può avere la fronte lucida e contemporaneamente sentirsi tirare: non è una contraddizione, sono due cose diverse che convivono benissimo.

In menopausa, molte volte, ci sono tutte e due insieme. Ed è per questo che la crema che usavi a trent’anni adesso ti sembra che “non basti più”: probabilmente è una buona crema idratante, cioè porta acqua, ma non porta abbastanza grassi per tenerla lì.

Perché succede, e perché non è solo l’inverno

Gli estrogeni regolano anche la produzione di sebo e la sintesi dei lipidi della pelle, cioè quei grassi che tengono insieme le cellule dello strato più superficiale come la malta tra i mattoni. Con il calo ormonale quella malta si riduce, e il muro lascia passare l’acqua.

Allo stesso tempo la pelle produce meno acido ialuronico, che è la sostanza che trattiene l’acqua nei tessuti, e si assottiglia perché cala anche il collagene. Il risultato è una pelle più fine, meno grassa e meno capace di trattenere quello che ha. È lo stesso processo che porta ai segnali di cedimento di cui ho scritto altrove: cambia la struttura, e la secchezza è la faccia che si sente per prima al tatto.

La differenza con la secchezza stagionale sta tutta qui. Quando in autunno la pelle si secca, è l’aria più fredda e più asciutta a portarsi via l’acqua, e passa quando cambia la stagione. Quella di cui sto parlando adesso non passa a maggio, perché non dipende da fuori. D’inverno peggiora, certo. Ma il fondo resta tutto l’anno, e va gestito tutto l’anno.

Il prurito, di cui nessuna parla volentieri

Arriva di sera, quando ti siedi. Oppure a letto, che è il momento peggiore perché sotto le coperte la pelle si scalda e il prurito si accende. Gambe, stinchi, schiena, braccia.

È una conseguenza diretta della barriera indebolita: una pelle che non trattiene acqua diventa più reattiva, e le terminazioni nervose che stanno lì sotto si irritano più facilmente. Non è nervosismo e non è suggestione. La stessa barriera indebolita spiega anche perché in questa fase può comparire un rossore che prima non c’era e perché cambia l’odore della pelle.

Il problema è cosa si fa d’istinto, e cioè grattarsi e poi fare una doccia bollente perché lì per lì dà sollievo. Il calore anestetizza il prurito per venti minuti e nel frattempo porta via altri grassi. Dopo un’ora si sta peggio di prima, e la sera dopo si ricomincia.

Se le notti sono già complicate dalle vampate, il giro si chiude: si dorme peggio, la pelle ripara meno, il prurito aumenta. Anche per questo gestire le vampate ha effetti che vanno ben oltre il momento della vampata.

Cosa cambia davvero, in pratica

Il consiglio che posso darti riguarda meno i prodotti e più i gesti.

Comincia dalla doccia, perché è lì che si perde di più. Acqua tiepida invece che calda, e più breve. Un detergente oleoso o cremoso al posto del bagnoschiuma che fa tanta schiuma: la schiuma abbondante è quasi sempre il segno di tensioattivi che sgrassano bene, che è esattamente quello che non ti serve. E tampona con l’asciugamano invece di strofinare, lasciando la pelle appena umida.

Poi arriva la parte che cambia più di ogni altra, e non costa niente: applicare la crema corpo sulla pelle ancora umida, entro due o tre minuti dalla doccia. Su pelle umida la crema chiude dentro l’acqua che c’è già; su pelle asciutta, mezz’ora dopo, ne trova molta meno da trattenere. È lo stesso prodotto, ed è un risultato diverso.

Per quanto riguarda le texture, questa è la fase in cui conviene passare a qualcosa di più ricco. Non più prodotti: prodotti più adatti. Cerca burri e oli vegetali nella parte alta della lista degli ingredienti, e se leggi acido ialuronico va benissimo, ma da solo porta acqua e basta: sopra ci vuole qualcosa che la tenga.

Per quanto riguarda gli scrub, vale la pena dire una cosa netta. Quando la pelle è secca e si desquama, l’istinto è di toglierla via strofinando. È il modo più veloce per peggiorare: quello che stai togliendo è lo strato che ti sta proteggendo. Anche la spazzolatura a secco, che in altre situazioni consiglio volentieri, su una pelle che prude e si sfoglia va sospesa finché non è tornata tranquilla.

Un’ultima cosa sui tessuti: la lana a contatto diretto e i sintetici stretti fanno prudere di più. Una maglietta di cotone sotto il maglione risolve molte serate.

Per quanto riguarda il viso, vale la stessa logica con una mano più leggera. La pelle del viso è più sottile e si irrita prima, quindi qui il passaggio non è tanto verso il prodotto più ricco che trovi, quanto verso quello giusto per la tua pelle: una texture un po’ più avvolgente la sera, e la mattina qualcosa che non appesantisca sotto il trucco. Se ti accorgi che il cambiamento arriva puntuale a settembre e passa in primavera, allora quella è secchezza di stagione e si gestisce diversamente.

Domande che mi fanno spesso

Se bevo più acqua, la pelle smette di essere secca?

Bere a sufficienza è giusto e fa bene a tutto il resto, ma non ricostruisce i grassi che mancano. Se il problema è la barriera, l’acqua che bevi arriva ai tessuti e poi evapora lo stesso. Serve lavorare anche da fuori.

Devo cambiare tutti i prodotti?

Quasi mai. Nella grande maggioranza dei casi si cambia il detergente e si aggiunge una crema corpo più ricca, e si vede già una bella differenza. Non ti servono tanti prodotti, ti servono quelli giusti per te.

Quanto ci vuole prima di sentire un cambiamento?

Sulla morbidezza al tatto, in genere pochi giorni. Sul prurito serve un po’ più di costanza, perché la barriera va ricostruita e non è una cosa che succede in una settimana.

Vale anche per le mani?

Sì, e le mani sono la zona che se ne accorge prima, perché le laviamo di continuo. Una crema tenuta accanto al lavandino e messa dopo ogni lavaggio fa più di una crema costosa usata la sera quando ci si ricorda.

Quando conviene farla vedere

Se la pelle si screpola fino a sanguinare, se il prurito ti sveglia di notte con regolarità, se compaiono chiazze arrossate che si desquamano e non passano con l’idratazione, allora si è oltre la secchezza e si entra nel campo delle dermatiti e degli eczemi. Quella è una visita, non una crema. E un prurito diffuso e persistente su tutto il corpo, soprattutto se è comparso all’improvviso, merita comunque una parola con il tuo medico.

Aggiungo una cosa che nessuna mi chiede ma che riguarda moltissime donne in questa fase: se la secchezza interessa anche le mucose intime, quello non è territorio di una crema corpo e non è territorio mio. È una conversazione da fare con il ginecologo, esistono soluzioni specifiche ed efficaci, e non c’è alcun motivo di conviverci in silenzio.

Da dove si comincia

Qui in istituto la prima cosa che andiamo a guardare non è il viso, è tutto il resto: stinchi, avambracci, schiena. Sono le zone che raccontano la verità, perché nessuna ci mette il siero la sera. Poi ti chiedo cosa usi sotto la doccia, e molte volte è lì che troviamo il pezzo mancante.

Da quel punto andiamo a costruire qualcosa di sostenibile, che tenga conto anche di tutto il resto che sta cambiando in questa fase, che è poi il senso del mio Metodo Rinascita: guardare la donna intera, non un sintomo alla volta.

Se vuoi capire da dove partire, puoi vedere come funziona la consulenza oppure scrivermi e dirmi semplicemente dove ti tira di più.

Una pelle che si ammorbidisce te ne accorgi con le mani prima che con lo specchio. È una soddisfazione piccola e quotidiana, e arriva prima di quanto pensi.

Immagine di Laura Ruta

Laura Ruta

Estetista e titolare di Fior di Loto, il centro estetico aperto a Campobasso nel 2017. Ideatrice del Metodo Rinascita, accompagna le donne dai 45 anni in su a ritrovare leggerezza e fiducia nel proprio corpo.

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